San Ciriaco la Cattedrale di Ancona e la città dorica
Posted on 04 ott. 2009 by unobinotrino in Ancona
Il monumento, di certo, più significativo e caratterizzante la città di Ancona è la cattedrale di San Ciriaco. Ma, nello specifico, qual è il suo significato profondo e quale il suo rapporto dialettico con la città dorica?
San Ciriaco si presenta come una testimonianza personale e simbolica del profondo legame che ha unito storicamente la città e la sua Cattedrale con il vicino Oriente e con l’introduzione del Cristianesimo in Italia. Per meglio comprendere il ruolo della Cattedrale e del Cristianesimo nella città di Ancona è bene iniziare dalle sue origini. Sant’Agostino ci racconta, in un’omelia del 425, che un mercante che aveva assistito alla lapidazione del Protomartire Stefano a Gerusalemme nel 36-37 raccolse una pietra e la portò nella nostra città.
L’arrivo di questa pietra sancisce l’inizio del cristianesimo che giunge quindi precocemente ad Ancona aggiungendosi alla già esistente comunità ebraica. La reliquia di Santo Stefano, conservata fino al IV secolo in una Domus Ecclesiae, venne poi collocata nella Cattedrale a lui dedicata, situata allora al di fuori delle mura cittadine. Gli anconitani, ormai fortemente legati al loro patrono, venuti a conoscenza della scoperta del corpo del Santo nel 415, ne chiesero a Gerusalemme le spoglie che mai giunsero nel nostro porto. In loro sostituzione, grazie all’interessamento della Reggente dell’Esarcato di Ravenna Galla Placidia, arrivò dal mare il corpo di san Ciriaco.
Appare evidente che il compenso sarebbe stato di poco conto se già la figura del Vescovo Giuda Ciriaco non fosse tenuta in grande considerazione presso la città di Ancona e se non ci fossero stati precedenti legami storici.
E allora la figura di San Ciriaco che cosa ha rappresentato e che cosa rappresenta oggi per la città di Ancona al punto che questa ultima gli ha dedicato la sua Cattedrale?
Gli Acta sanctorum ci raccontano infatti che il rabbino Giuda, figlio di profeti ebraici, che conosceva per tradizione orale dove erano celate le tre croci, indicò a Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino, il luogo dell’interramento della Vera Croce. In particolare, una volta rinvenuti i tre legni bisognava verificare quale fosse servito per la crocifissione del Cristo; a tale scopo vennero fatti toccare ad un ammalato che miracolosamente guarì al contatto con la Vera Croce. Assistendo a questo evento l’ebreo Giuda si convertì al Cristianesimo e, scegliendo il nome di Ciriaco che in greco significa appartenente al Signore, iniziò a diffondere il Verbo di Cristo in Europa. In un viaggio di ritorno a Gerusalemme Ciriaco subì, nel 363 sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata, un martirio che gli inflisse numerose sofferenze prima della morte: dopo diversi giorni di digiuno fu costretto a bere del piombo fuso e gli vennero inferte percosse e bastonature. Delle recenti analisi scientifiche (anni 70-80) hanno riscontrato che il corpo conservato nell’attuale Cattedrale è quello del martire Ciriaco confermando così quanto gli atti ci tramandavano. Intorno all’XI secolo il corpo di San Ciriaco, insieme a quelli dei santi Protettori Marcellino e Liberio, fino allora conservati nell’allora Cattedrale di Santo Stefano, per ragioni di sicurezza furono traslati nella basilica di San Lorenzo che, essendo situata sulla sommità del colle Guasco, risultava meglio difendibile dalle continue incursioni dei Saraceni. Quando i corpi vennero trasferiti nella basilica e collocati nella cripta appositamente realizzata per accoglierne i sarcofagi, il sacro edificio divenne la nuova Cattedrale di Ancona intitolata poi a San Ciriaco.
Il cambio di dedicazione testimonia l’intensificarsi del culto e quindi della considerazione da parte degli anconitani nei confronti del Santo protagonista dell’invenzione della Vera Croce e, secondo la tradizione, anche Vescovo della città. Pertanto sono ormai circa mille anni che i cittadini si identificano con la Cattedrale di San Ciriaco divenuta simbolo sia religioso che civico di Ancona.
Oltre ai Santi Stefano e Ciriaco, meritano di essere ricordate anche altre figure di Santi che hanno lasciato un segno molto forte nella nostra città e che sono stati testimoni di altre culture?
Sicuramente testimone di una cultura mediterranea fu il Vescovo Primiano, di cui però ci resta solo una lapide, la quale ci informa che fu Vescovo di origine greca. Un altro personaggio di rilievo per la città di Ancona è il Santo Protettore Marcellino, Vescovo del VI secolo che, grazie alle sue orazioni e alla presenza di un Evangeliario (oggi conservato nel Museo Diocesano di Ancona), compie un miracolo spegnendo un incendio che aveva colpito la città. L’altro Santo Protettore è San Liberio di provenienza armena che, appartenendo all’Ordine dei Crociferi legati al culto di San Ciriaco, si fermò e morì come eremita nel V secolo ad Ancona dove era conservato il corpo dell’inventore della Vera Croce.
Quindi alcuni Santi sono stati portatori di culture differenti rispetto a quella locale. Ci sono altri esempi di questo genere?
Si, infatti da sempre Ancona è stata una città aperta all’intersecarsi di più culture; questa molteplicità è dimostrata anche dalla contemporanea presenza di diverse comunità religiose: quella ebraica che contava più sinagoghe, quella greco-ortodossa che dal 1381 officiava i suoi riti nella chiesa, ormai distrutta, di Sant’Anna de’ Greci e quella armena che si riuniva nella chiesa di Sant’Anastasia. Un altro caso di circolazione di culture ci è offerto dall’arrivo dell’immagine della Madonna Regina di tutti i Santi, portata da uno dei tanti mercanti che frequentavano il porto dorico. In particolare si narra che un mercante veneziano nel XVII secolo, sorpreso da una tempesta in mare nella quale aveva perso il figlio, facendo un voto alla Madonna, ne ottenne la salvezza. Perciò donò il dipinto devozionale che portava con sé alla Cattedrale di San Ciriaco, dove, in concomitanza dell’arrivo delle truppe francesi, compì un ulteriore prodigio: l’apertura degli occhi per diversi mesi. […]
da un’intervista a Diego Masala, collaboratore del Museo Diocesano di Ancona, sulle divinità doriche e sul loro rapporto dialettico con la città di Ancona










