Il fagiolo “le Monichelle” dei Monti Sibillini, Macerata
Posted on 09 gen. 2010 by unobinotrino in Ascoli Piceno
Nel corso del 2000 è stata ritrovata nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini presso Villa Sant’Antonio nel comune di Visso (Macerata), una particolare cultivar di fagiolo comune (Phaseolus vulgaris L.); tale varietà, identificata con il termine di “Monachello”, ma denominata localmente Monichelle, presenta interressanti qualità organolettiche ed è caratterizzata da una particolare colorazione del seme che è bianco con un’estesa macchia violacea tendente al bruno scuro che si diffonde dall’ilo.
Ricerca
Sono state effettuate indagini presso gli agricoltori dell’area della Valnerina e del Parco Nazionale dei Sibillini al fine di identificare altre popolazioni della varietà locale di fagiolo “Monichelle” e di raccogliere maggiori testimonianze sulla coltivazione di tale varietà locale in quest’area. E’ stato possibile identificare altre 2 popolazioni di “Monichelle” coltivate nelle aree del Parco Nazionale dei Sibillini. Sono state completate le ricerche storiche e documentali per l’individuazione di fonti relative a queste coltivazioni. Ciò ha confermato che la coltivazione del fagiolo “Monichelle” risale ad almeno 100 anni fa.
E’ stata analizzata la struttura genetica delle popolazioni già identificate di fagiolo “Monichelle” mediante analisi molecolari. In un primo momento sono state condotte analisi per ottenere informazioni circa la storia evolutiva, in base al confronto con altri genotipi della medesima specie collezionati nelle Marche (Borlotto, Uova di Quaglia, Cannellino, ecc..) e con controlli di origine Andina e Mesoamericana. La caratterizzazione molecolare ha indicato che la varietà locale di fagiolo detta “Monichelle” deriva dal pool genico Andino e che tale cultivar risulta essere più vicina, dal punto di vista genetico, agli individui del gruppo dei “Borlotti”.
Sono state inoltre identificate metodologie efficaci per la caratterizzazione e l’identificazione delle popolazioni indagate. La conservazione in situ si fonda sulla coltivazione di popolazioni eterogenee in rapporto dinamico (evolutivo) con l’agroecosistema. Al fine della loro identificazione si è posto quindi un problema inedito, estraneo alla problematica dell’identificazione delle varietà commerciali, per definizione omogenee e statiche. Si è adottata una strategia complementare fra la caratterizzazione morfologica e agronomica (decisive sono risultate in proposito le informazioni ottenute presso gli agricoltori) e una caratterizzazione molecolare. Sono state quindi messe a punto tecniche di analisi per la caratterizzazione molecolare basate sulla combinazione di marcatori del cloroplasto (microsatelliti plastidiali, cp-SSR) ad eredità materna e di marcatori del genoma nucleare (microsatelliti e ISSR).Mediante l’utilizzo di questi marcatori è stato possibile identificare la varietà “Monichelle” e caratterizzarla rispetto alle altre varietà di fagiolo.
Valorizzazione
Il fagiolo “Monichelle” è stato oggetto di ricerca nell’ambito del progetto del CEDRAV “Risorse alimentari e culture locali nell’area della Valnerina e dei Monti Sibillini”. Tale attività, coordinata dall’Unità di Ricerca dell’Area di Genetica Agraria (Dip. di Scienze degli alimenti – Univ. Politecnica delle Marche) in collaborazione con Sandro Piermattei, della Sezione Antropologica del Dipartimento Uomo&Territorio dell’Università degli Studi di Perugia. Il programma generale di ricerca si proponeva di favorire la conservazione in situ della biodiversità di specie vegetali soggette ad erosione genetica e recuperare saperi e pratiche agrarie tradizionali relative alle produzioni alimentari individuate come strumento di valorizzazione del territorio. Le “Monichelle” sono state inserite nell’ambito dell’iniziativa “Biosphera – La pelle del pianeta", spettacolo teatrale rappresentato nel luglio del 2002 alla rassegna "Inteatro" di Polverigi (Ancona), al fine di comunicare, attraverso il teatro, i valori della biodiversità e dei pericoli dell’omologazione del gusto a discapito di un cibo naturale e genuino tipico delle tradizioni.
SICARD D., NANNI L., PORFIRI O., D. BULFON D., PAPA R. (2005). Genetic diversity of Phaseolus vulgaris L. and P. coccineus L. landraces in central Italy. PLANT BREEDING. (in corso di stampa)
Papa R., Nanni L., Sicard D., Rau D. and G. Attene (2004). The evolution of genetic diversity in Phaseolus vulgaris L. In: T. J. Motley, N. Zerega, and H. Cross (Eds) Darwin’s Harvest: New Approaches to the Origins, Evolution, and Conservation of Crops. Columbia University Press. (in corso di stampa)









